(Nota: in questo comunicato, il termine ‘bambine' e' usato, secondo l'accezione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, per descrivere persone di eta' inferiore a 18 anni)
Alla vigilia della Giornata internazionale delle donne, Amnesty International ha chiesto ai governi e alle autorità scolastiche di ogni parte del mondo di adottare misure concrete per porre fine alla violenza contro le bambine, specialmente all'interno delle scuole.
I governi non attuano il diritto delle bambine all'istruzione. Il fatto che le istituzioni non siano in grado di affrontare la violenza contro le bambine a scuola è inaccettabile. Non c'è governo che non dica di aborrire la violenza contro le donne e le bambine. Le scuole sono luoghi in cui i governi hanno una responsabilità diretta e, se è vero che essi stessi aborrono la violenza contro le donne e le bambine, possono partire da lì per tradurre le loro parole in azioni concrete. Gli insegnanti e il personale scolastico agiscono per conto dello Stato e per questo condividono tali responsabilità. Anche altri soggetti hanno un ruolo da giocare in questo contesto. Genitori, leader di comunità e organizzazioni non governative possono sostenere gli sforzi del governo e della scuola collaborando a piani d'azione, denunciando la violenza e fornendo formazione e servizi basati sui diritti umani.
Il rapporto pubblicato oggi da Amnesty International denuncia che il livello di violenza all'interno e nei pressi degli istituti scolastici nei confronti delle bambine è molto alto. In tutto il mondo le bambine fanno i conti con la violenza mentre si dedicano alla loro istruzione. Alcune subiscono danni a lungo termine alla loro salute fisica e mentale. Molte hanno paura di andare a lezione. Il risultato è che numerose bambine sono allontanate dalla scuola, la abbandonano o non partecipano pienamente alla vita scolastica.
- Dal Messico alla Cina, le bambine vanno costantemente incontro al rischio di essere assalite e molestate mentre si recano a scuola o all'interno degli edifici scolastici. In classe, molte bambine affrontano violenza psicologica, bullismo e umiliazione: sono bacchettate o picchiate in nome della disciplina, minacciate di violenza sessuale da altri studenti, blandite con promesse di voti più elevati in cambio di favori sessuali e persino stuprate dal personale scolastico.
- Alcune bambine soffrono la violenza più delle altre: per coloro che appartengono a specifici gruppi, come le minoranze etniche, le lesbiche o le persone diversamente abili, il rischio e' decisamente maggiore.
- Frequentare la scuola in una zona di guerra rappresenta una particolare minaccia per le bambine. Lo svolgimento delle lezioni, in aree dove le scuole, gli insegnanti e gli studenti sono oggetto di attacchi armati, è irregolare.
- Sebbene il diritto internazionale richieda che l'educazione primaria sia gratuita per tutti i bambini, molte scuole continuano a imporre rette e altre spese che costituiscono ostacoli insormontabili per molti di loro. Oltretutto, quando una famiglia non ha risorse economiche sufficienti, a essere escluse dall'educazione sono le bambine più dei bambini.
Uno studio del 2006 sulle alunne del Malawi ha rilevato che il 50% di esse era stato toccato in maniera intima, contro la propria volontà, da insegnanti o da altri studenti. Un analogo studio condotto negli USA ha fatto emergere che l'83% delle alunne tra i 12 e i 16 anni che frequentano la scuola pubblica ha subito qualche forma di molestia sessuale. Le persone intervistate da Amnesty ad Haiti hanno ammesso che la violenza a scuola è diffusa quanto raramente denunciata. Le punizioni corporali, l'uso dello scudiscio, i pestaggi con cavi elettrici, l'obbligo di rimanere in ginocchio faccia al sole, la negazione del cibo, gli insulti e gli abusi sessuali e psicologici contro le bambine sono un fatto normale fra gli insegnanti e il personale amministrativo. In un'indagine sulle studentesse delle scuole secondarie dello Zimbabwe, il 50% delle ragazze ha riferito di contatti sessuali non desiderati sulla strada per la scuola ad opera di estranei e il 92 per cento delle ragazze ha riferito di avere ricevuto delle avances da uomini più vecchi. In Afghanistan, negli anni recenti sono divenuti sempre più comuni gli incendi e la completa distruzione delle scuole, in particolare di quelle femminili, nonché le minacce e le violenze verso le bambine che si recavano a scuola. Le ragazze Rom in diversi paesi europei incontrano ostacoli nell'accesso all'istruzione, incluse la discriminazione, alti tassi di povertà, tradizioni patriarcali da cui deriva una minore aspettativa per le ragazze e il loro più frequente abbandono scolastico, condizionamenti familiari e matrimoni precoci. Un rapporto congiunto di UNCHR e Save the children del 2002 ha messo in luce come i professori usino la propria posizione e autorità sulle bambine nei campi dell'Africa occidentale, offrendo loro buoni voti e altri privilegi scolastici in cambio di prestazioni sessuali. Secondo il Ministro dell'Educazione e della Formazione per il lavoro della Tanzania, Margaret Sitta, più di 14.000 studentesse della scuola primaria e secondaria sono state espulse dalle scuole tra il 2003 e il 2006 per essere rimaste incinte.
Poiché è ampiamente riconosciuto che la garanzia di un accesso significativo all'educazione è un fattore chiave per dare più opportunità alle donne, gli attacchi contro le bambine a scuola hanno sia un impatto immediato che conseguenze a lungo termine. La violenza non solo provoca sofferenza fisica e mentale, ma può spingere ad abbandonare la scuola e, con essa, un'opportunità di fuggire dalla povertà e dall'emarginazione.