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CAMPAGNE - MAI PIU' VIOLENZA CONTRO LE DONNE

VIOLENZA DOMESTICA: IL TERRORE DENTRO CASA

Troppo a lungo la violenza contro le donne, in modo particolare la violenza domestica, è rimasta nascosta, ignorata ed esclusa dall'agenda dei diritti umani nonostante la sua preoccupante diffusione. Troppo a lungo è stata considerata una questione privata da nascondere, per vergogna, tra le mura domestiche.Al contrario, essa rappresenta una grave violazione dei diritti umani di donne e ragazze e come tale deve essere affrontata.

Per questo Amnesty International (AI), nell'ambito della sua campagna mondiale “Mai più violenza

sulle donne”, richiama gli Stati ai propri obblighi internazionali di agire per prevenire, reprimere e punire la violenza domestica e per garantire una riparazione adeguata alle vittime. Al tempo stesso, AI sostiene il lavoro fondamentale e insostituibile svolto ormai da decenni dalle associazioni, dai centri antiviolenza, dalle case rifugio, dai servizi medici e legali e da tutte le donne e gli uomini che con coraggio e dedizione lottano contro la violenza sulle donne e per l'affermazione dei loro diritti in tutto il mondo.

La situazione mondiale è assai variegata: ci sono paesi che non riconoscono la violenza domestica come un reato e altri che hanno adottato, anche di recente, riforme legislative per perseguire in modo più efficiente responsabili delle violenze e proteggere le donne che ne sono vittime.

La violenza contro le donne all'interno delle relazioni intime - comunemente chiamata violenza domestica - può essere definita come ogni atto o condotta di un individuo che una donna reputi essere o essere stato a lei legato da relazione intima, indipendentemente dal sesso (di tale persona) e dal tipo di legame, che comporti morte, danno fisico, sessuale o psicologico o sofferenza della donna.

Tuttavia, anche nei casi in cui sulla carta ci sono buone leggi, la loro applicazione è spesso deficitaria, affatto uniforme sul territorio e pregiudicata dalla cronica mancanza di risorse e dalla scarsa volontà politica. Il percorso delle vittime per ottenere giustizia è spesso pieno di ostacoli. Anche laddove esiste la possibilità di eseguire un ordine di allontanamento del partner violento, lo Stato si rivela spesso incapace di farlo rispettare e per questo troppe donne continuano a morire per mano di partner o ex partner, nonostante le ripetute denunce. I programmi di riabilitazione per le persone condannate per atti di violenza contro le donne sono ancora rari e spesso quando i responsabili escono di prigione tornano a essere pericolosi. La formazione del personale statale, che dovrebbe tutelare i diritti delle donne che denunciano le violenze, è ancora carente. I centri antiviolenza e le case rifugio devono costantemente lottare contro la scarsità di fondi e, di frequente, riescono ad andare avanti solo grazie alla dedizione del personale e dei volontari. Per questo, AI ha diffuso un Programma in 14 punti per la prevenzione della violenza domestica che tutti gli Stati dovrebbero seguire per debellare finalmente questo fenomeno così capillarmente diffuso nel mondo.

La violenza domestica non sarà sconfitta fino a quando continuerà a essere considerata una questione familiare, un affare privato, fino a quando non ci sarà un cambiamento culturale.

Per questo, è fondamentale l'impegno per la prevenzione attraverso programmi di educazione e sensibilizzazione che coinvolgano scuole, luoghi di lavoro, mezzi di informazione e tutte le articolazioni della società civile.

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE TERMINERÀ SOLO QUANDO LE PERSONE SI IMPEGNERANNO A NON COMMETTERLA, A NON ACCETTARLA, A NON GIUSTIFICARLA E A NON IGNORARLA.

VIOLENZA SESSUALE: stupro coniugale, molestia sessuale, gravidanza forzata, sterilizzazione forzata, schiavitù sessuale, pratiche tradizionali dannose come le mutilazioni genitali femminili, infezioni deliberate con il virus dell'AIDS.

VIOLENZA FISICA: atti violenti, aggressioni, spinte, soffocamento, imprigionamento, restrizioni alla libertà di movimento e “mercificazione” a opera del partner, come la vendita per lavori forzati o prostituzione.

VIOLENZA PSICOLOGICA: coercizione, intimidazione, minacce gravi, urla, atti di prepotenza, abusi verbali, ricatti, danni ai bambini, atti persecutori (pedinamenti, appostamenti…), confinamento o trattamenti umilianti.

PRIVAZIONE DELLE RISORSE: controllo del reddito familiare, appropriazione del salario della donna, negazione dell'accesso all'educazione o al lavoro, privazione deliberata del cibo, dei vestiti, dei beni essenziali, come le medicine.

 

 

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Amnesty Bologna 2007