Egregio
Procuratore Generale,
Le
scrivo riguardo Sami al Hajj, un giornalista
sudanese attualmente rinchiuso a Guantánamo
senza accusa e processo.
Secondo
le informazioni in mio possesso, Sami al Hajj
venne arrestato in Pakistan il 15 dicembre 2001.
Nel gennaio 2002 venne consegnato alle autorità
statunitensi e portato in un centro di detenzione
in Afghanistan e in seguito a Guantánamo.
Durante la sua detenzione, Sami al Hajj fu vittima
di gravi abusi e maltrattamenti da parte delle
guardie. In particolare sarebbe stato seriamente
ferito e avrebbe denunciato di non aver ricevuto
cure adeguate.
Credo
che le condizioni di detenzione a Guantánamo
dovrebbero essere conformi agli standard internazionali
e tutti i prigionieri nelle mani degli USA dovrebbero
essere formalmente incriminati e processati
in un tempo ragionevole e senza ricorrere alla
pena di morte oppure dovrebbero essere rilasciati
senza indugio.
Chiedo
quindi alle autorità statunitensi:
- di assicurare a Sami al Hajj un processo equo
oppure rilasciarlo;
- tenere informata la sua famiglia riguardo
alla sua situazione legale e le sue condizioni
di salute;
- di aprire un indagine imparziale sulle torture
che avrebbe subito in Afghanistan e a Guantánamo;
- di garantirgli adeguate cure mediche.
Infine
chiedo che la struttura detentiva di Guantánamo
Bay venga chiusa e che tutte le altre prigioni
della “guerra al terrore” vengano
aperte a visite indipendenti.
La
ringrazio per la cortese attenzione.
Distinti
saluti